Vetrine chiuse, Scudieri come tanti piccoli bottegai

Vedere sei vetrine chiuse in Piazza del Campo lascia attoniti. E’ il salotto buono, quello più ricercato, quello dei grandi affari e dei caffè a peso d’oro.

Eppure l’indiscrezione che i proprietari dei fondi (sono due) avessero prima intimato di regolare il dovuto per poi passare alle vie legali, circolava da tempo, così come le cifre faraoniche necessarie a saldare i conti. Cifre che difficilmente potrebbe pagare un commerciante che non si chiami Sielna.

Sielna è proprietaria di 6 dei 16 locali presenti in Piazza del Campo, il 37,5%. E poi gli altri, sparsi per il centro e la periferia, tra i quali il marchio Nannini, quello che più di altri si identifica con la città. Sielna è anche al centro di una vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta “Hidden Partner” (15 marzo 2021) che ha visto finire nei fascicoli nomi di personaggi conosciuti a Siena. L’udienza preliminare è stata da poco fissata per il prossimo 14 settembre e dai senesi è stata salutata al grido di “giustizia! giustizia!”.

Eppure quando Igor Bidilo è arrivato a Siena la pioggia di milioni che portava con sè ha fatto gola a tanti, primi tra tutti i proprietari di fondi e immobili ai quali le sue società erano interessate, ben felici di far lievitare i prezzi all’inverosimile. Se c’è chi paga senza battere ciglio, allora chiedere sempre di più pare anche lecito.

Era in quel momento che sarebbe stato necessario capire che quella pioggia di soldi avrebbe drogato il mercato, ma ormai Siena ha dimostrato, con le vicende della Banca, che è pronta ad abboccare a tutto quando vede luccicare il denaro. E abbocca come i lucci, per poi pagarne le spese.

Così sono aumentate le richieste per gli affitti di fondi vuoti, il prezzo di caffè e aperitivi si è adeguato ovunque a chi aveva il quasi monopolio dei locali, si è pensato che le società dell’imprenditore kazako potessero risolvere il problema della disoccupazione giovanile.

Per poi accorgersi di aver fatto come Pinocchio quando sotterra le monete d’oro credendo che diventino piante di zecchini.

Sielna, tra vicende giudiziarie, beni bloccati dalla guerra e cambi di assetti cittadini, si è accorta che da questa città poco altro può ricavare, e inizia a tagliare. Chiudere i locali del “salotto buono” è indicativo di qualcosa che scricchiola, al di là delle dichiarazioni su un fumoso piano di “razionalizzazione e conseguente sviluppo previsto nel nuovo piano industriale di Gruppo”.

E lascia qualche dubbio sulla ricollocazione dei 14 dipendenti che potrebbero essere “utilizzati nei locali che a breve andranno sotto organico nonché in quelli attualmente in ristrutturazione”, trattandosi per lo più di contratti a termine. Sembra più un “abbandoniamo la nave” che un “avanti, motori a tutta”.

Se così fosse, andrà fatta una profonda riflessione a livello cittadino. Oltre a quelle sei vetrine in Piazza del Campo è necessario preoccuparsi delle centinaia di vetrine chiuse in tutto il centro storico, dove a tirar giù la serranda sono stati tanti piccoli bottegai.

Sarà necessario riflettere, e trovare idee, su come rivitalizzare il piccolo commercio anche nelle strade limitrofe al Corso, perchè così la città assomiglia ad un cartonato di Cinecittà, bello davanti e vuoto dietro. Sarà necessario riflettere su come far tornare un commercio di alta qualità nelle vie principali (Banchi di Sopra, via Montanini, via di Città) non cedendo alle lusinghe delle cineserie e delle catene apri e fuggi. Sarà necessario riflettere su come calmierare i prezzi degli affitti dei fondi e allo stesso tempo penalizzare fortemente chi li lascia sfitti per decenni. E’ vero che sono proprietà privata ed ognuno è libero di chiedere quanto vuole e non cedere a prezzi inferiori a quelli pretesi, ma è altrettanto vero che sono inseriti in un contesto di “civitas” che include diritti e doveri. Sarà necessario, anche da parte delle associazioni di categoria e dei sindacati, riflettere se dare maggior credito alle piccole imprese sconosciute ma sane o ai lustrini dei grandi investitori.

Non possiamo permetterci altre serrande abbassate, perchè questa città deve imparare a fare impresa da sola e non aspettarsi sempre la manna dal cielo.

(Foto da Siena News)

2 pensieri su “Vetrine chiuse, Scudieri come tanti piccoli bottegai

  1. Avatar di Marco Barbagli Marco Barbagli

    Il problema sta nell’incapacità e non nei soldi, perché a Siena di soldi ce ne sono ancora tanti. Qualcuno anni fa fece una proposta ad una serie di amici e conoscenti dicendo:”ma con tutti i soldi che ci sono perché non ce lo compriamo il Montepaschi?” Fu deriso e offeso. Solo incapacità!

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  2. Avatar di Marco Barbagli Marco Barbagli

    Il problema sta nell’incapacità e non nei soldi, perché a Siena di soldi ce ne sono ancora tanti. Qualcuno anni fa fece una proposta ad una serie di amici e conoscenti dicendo:”ma con tutti i soldi che ci sono perché non ce lo compriamo il Montepaschi?” Fu deriso e offeso. Solo incapacità!

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