Oggi se n’è andato un “ragazzo” che da anni ammiravo e che era una dimostrazione di ottimismo per tutti, un simbolo di forza di volontà che non si ferma davanti a niente.
Simone Pantani l’ho conosciuto quando lavoravo a Grosseto. Era l’anima dell’Hockey Follonica, instancabile organizzatore, appassionato totale prima ancora che direttore sportivo. Le sue condizioni di salute erano già state minate da una rara forma di insufficienza renale, ma lui parlava della sua problematica senza compatirsi, senza lamentarsi, come di una componente della sua vita.
Una prima volta a salvarlo è stato il rene donato dalla madre. Era bella la speranza che una madre potesse dare a suo figlio la vita per la seconda volta, e quanto deve essere stato per lui un dispiacere quando, qualche anno dopo, si è verificato un caso di rigetto tardivo che, prima ancora che complicare la vita a lui, rendeva vano il gesto della mamma. Simone tutto questo ha deciso di condividerlo su Facebook. Foto e foto di lunghe terapie di dialisi, di flebo attaccate e braccia con la pelle che diventava sempre più trasparente. “Sempre guardare avanti, sempre più tutto complicato, ma non ci sono alternative” scriveva mostrandosi nella sua realtà. Ospedale ed hockey, hockey ed ospedale, era così la sua vita.
“10 giorni di ricovero, 2 volte ripreso quando ero più di là che di qua, 2 volte stavano già scrivendo il nome sulla lapide, 72 ore in coma farmacologico, 80 ore intubato, 40 ore di dialisi in continuazione, 2 ore di casco per respirare. Però poteva andare anche peggio, quindi devo essere anche contento” annunciava ad agosto 2022 dopo che tutta la Maremma, e non solo, aveva tremato per lui.
Era anche bello Simone, un volto particolare ma che attraeva. Poi con quei riccioli biondi. La malattia, piano piano si era portata via il bel fisico ed aveva scavato il volto, ma lui continuava a sorridere e a vivere di speranza, apprezzando ogni giorno, facendo capire, senza mai sottolinearlo, la differenza tra i veri problemi e quelli meno importanti.
Non deve essere stato facile per lui condividere il verdetto arrivato a dicembre 2022: “Sono stato incerto – scrive -, e tuttora non sono sicuro di far bene, a scrivere questo messaggio. Ma dopo l’emozione di ieri sera al Capannino, mi sembra giusto mettere al corrente tutte le persone che mi sono e saranno vicine e, anche per sgomberare tutte le possibili voci, ho deciso di scrivere. Di sicuro non lo faccio per farmi compatire o farmi dire “poverino”. Nel mio curriculum sanitario mi mancava questo: carcinoma epatico di possibile origine renale (tumore al fegato), difficilmente guaribile, ma con buone possibilità di cronicizzarlo. Lunedì – scrive ancora Simone -, appena saputo, ero davvero devastato, ma già dal giorno dopo, voglioso di provare a combatterlo. Parto da un handicap importante, insufficienza renale, ma con le nuove terapie posso vivere e combattere in maniera dignitosa. Stamani inizio le nuove cure, impaurito, ma un po’ incuriosito di sapere cosa sono. Inutile dire che ringrazio le persone a me vicine, famiglia, amici con la A maiuscola, la squadra di veri uomini, il mister, i dirigenti, i tantissimi tifosi che mi hanno dato e daranno tanta forza. Fino a quando mi diranno che non ho più speranze, lotterò con tutto me stesso. Iniziamo questa nuova battaglia. Andiamo a vincere!”.
E continuava a lottare Simone, con una determinazione che era forza per gli altri. Il 31 dicembre era a fare l’ennesima terapia, quando scriveva: “Finisce un anno incredibilmente complicato, disastroso e devastante.
Inizierà uno nuovo, dalle prospettive non certo migliori, ma con la speranza che sia dignitoso e che la flebilissima speranza non si spenga. Auguri di buon anno a tutti i miei amici, soprattutto a chi non se la passa bene e a chi è in difficoltà. Buon 2024″.
Il 2024 Simone l’ha vissuto per poco, solo dieci giorni. Era andato all’ospedale per l’ennesima terapia, quando ha accusato un malore ed è morto. Aveva 53 anni, vissuti da leone, esempio e stimolo per chi lo conosceva e per chi lo aveva come amico solo sui social.