Violenza sulle donne: educhiamo prima di tutto proprio le donne

Cortei, convegni, manifestazioni, panchine e spille rosse ne abbiamo avute a centinaia in questa settimana.

“Che non sia indignazione a intermittenza” ha detto il presidente Mattarella, ed è questa la paura maggiore. Filippo Turetta, il “macellaio” di Giulia Cecchettin, adesso è arrivato in Italia, finirà nelle patrie galere e dirà che è tanto pentito. E rischiamo di dimenticarcene come ci siamo dimenticati di Alessandro Impagnatiello, “macellaio” di Giulia Tramontano che da lui aspettava anche un figlio. Perchè siamo fatti così, la nostra indignazione è ad intermittenza.

Sull’onda di questa indignazione nei giorni scorsi è stata approvata all’unanimità una nuova legge sul contrasto alla violenza sulle donne. Vi invito a leggere cosa prevedono i 19 articoli. Sono un passo avanti, con l’inasprimento di disposizioni già esistenti, ma nessuna legge non può andare al nocciolo della questione psicologica che porta un uomo a pensare di avere diritto di vita e di morte su quella che considera donna di sua proprietà.

Si è parlato quindi di educazione, e a chi spetti educare l’uomo, fin dalla più tenera età, al rispetto dell’altro sesso. Facile puntare il dito sulla famiglia, comodo farlo sulla scuola.

Io, provocatoriamente, voglio puntarlo sulle stesse donne. Sono loro a dover essere educate, fin dall’asilo, a non subire. E’ la donna che deve diventare capace ad individuare comportamenti tossici e avere la forza di allontanarsi, è la donna che deve spazzare via la sindrome della crocerossina che fa sentire tanto importanti quanto rende vulnerabili, è la donna che deve denunciare e non scusare comportamenti anche minimamente violenti. Non si è cadute per le scale, non si è sbattuto contro un mobile, non siamo finite noi contro un cazzotto ma è quel cazzotto che è finito sulla nostra faccia. A questo bisogna educare le nostre bambine, e a farlo devono essere i genitori insieme, uomini intelligenti e madri lungimiranti.

E quella donna che negli anni ’70 gridava “io sono mia” adesso deve tornare a pensarlo: sono SOLO mia.

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