Dopo aver visto il drappellone di Roberto Di Jullo ho buttato giù su Facebook un post ironico: “Insomma, ora è ufficiale: le donne di Siena hanno le gambe brutte”, riferendomi alle gambe con il polpaccio grassoccio disegnate dall’artista nel Palio. E in un attimo è stato un fiorir di commenti, alcuni a battuta, altri molto seriosi.
Partiamo dal fatto che Roberto Di Jullo ha fatto un bel drappellone, che forse non emoziona al primo sguardo, ma che è carico di piccoli particolari da apprezzare. Sopra a tutto il colore, sfumato e leggero, che richiama fortemente il tufo della Piazza, e poi la perfetta iconografia, la Torre del Mangia che sembra una freccia scoccata al cielo e che, accanto al movimento scomposto dei cavalli, infonde un sentimento di sicurezza.
Ma un drappellone senza critiche è difficile trovarlo. E qui ci metto l’ammucchiata dei cavalli, dal collo così lungo da apparire a prima vista evoluzioni di Brachiosauri, tutti scossi ad eccezione dell’unico montato al contrario, dalle zampe così fini da mettere paura. E’ vero, sono la caratteristica della pittura di Di Jullo, però trasferiti nel Palio fanno un effetto molto diverso rispetto ad ammirarli in mostra.
E poi sul fondo ci sono loro, le donne, in cerchio, quasi a sorreggere quello che è sopra a loro: Palio e città. Il significato c’è ed è bellissimo. Ed anche la crocchia all’Ave Ninchi risulta simpatica, anche se ormai la donna di oggi, che frequenta la contrada, ha ben poco di quella che faceva su e giù per i vicoli, o che rassetta e monta i tavoli, come qualcuno ha scritto nei commenti. La donna di oggi il suo posto nel Palio e nella contrada non lo vuole da massaia, lo vuole da persona che sa il fatto suo e che ha, o dovrebbe avere, un ruolo in tutto e per tutto equiparato all’uomo. Mi verrebbe voglia di sciogliere i capelli a qualcuna di quelle simpatiche figure così simili alle fatine di Cenerentola, di mettergli i tacchi alti o le scarpe da ginnastica. Perchè queste sono le donne che oggi hanno un ruolo anche nella città e nelle contrade. Mi inchino alla bravura dell’artista, ma non ci confondete con quelle che lui ha rappresentato.
Poi hanno le gambe grassocce , è vero, ma forse è così che piacciono al pittore. “De gustibus non est disputandum”, e non vorrei certo essere accusata di bodyshaming!