E’ il 3 giugno 2001 quando in un boschetto ad Arce, in provincia di Frosinone, viene ritrovato il corpo di una diciottenne uccisa, legata mani e piedi con il fil di ferro, bocca e naso chiusi da nastro adesivo e la testa chiusa dentro ad un sacchetto di plastica. La ragazza, Serena Mollicone, era scomparsa due giorni prima. Da quel momento ha inizio una storia fatta di indagini dubbie, depistaggi, arresti clamorosi ed anche uno strano suicidio. Con un innocente finito in carcere e tre successivi arresti clamorosi.
Serena Mollicone vive ad Arce con il padre, insegnante, e la sorella (la mamma è morta qualche anno prima) e frequenta l’ultimo anno della scuola superiore. La mattina del 1 giugno deve andare all’ospedale a fare una radiografia e poi vedersi con un ragazzo che frequenta da qualche tempo. Esce di casa e se ne perdono le tracce. Il padre ne denuncia la scomparsa la sera e scattano le ricerche: la proprietaria di un bar dice di averla vista in compagnia di alcuni amici, un carrozziere testimonia di averla vista litigare con un ragazzo biondo. Poi più nulla, fino al 3 giugno quando il corpo viene ritrovato nel boschetto con accanto i libri ed i quaderni della ragazza. Non c’è il cellulare. Viene perquisita tutta la casa ma del telefono non c’è traccia. L’autopsia accerta che la ragazza è morta soffocata, dopo aver riportato un forte trauma alla testa. Secondo il padre è stata uccisa perché sapeva che alcuni ragazzi del paese spacciavano droga e voleva denunciarli, ma il comandante della stazione dei carabinieri Franco Mottola non segue questa pista. Il 9 giugno, giorno dei funerali, quando il padre torna a casa trova in un cassetto, in precedenza già controllato, il cellulare della ragazza. Un mistero, così come il numero 666 lì digitato. Si segue quindi la pista della setta satanica, argomento che va molto di moda in quegli anni. Proprio un anno prima aveva suscitato grande clamore il delitto di una suora portato a termine dalle “ragazze di satana”.
Nel settembre 2002 viene arrestato il carrozziere che aveva testimoniato di aver visto la ragazza litigare con un ragazzo biondo. Resterà in carcere 18 mesi prima di essere dichiarato completamente estraneo al fatto.
E le indagini si fermano, fino all’aprile 2008, quando un carabiniere della stazione di Arce, Santino Tuzi, va in procura e racconta di aver visto Serena entrare in caserma quel 1 giugno e non riuscirne più. Una settimana verrà trovato senza vita nella sua auto: si è ucciso con la sua pistola. Per pene d’amore diranno i colleghi e le indagini da loro effettuate.
Ma il racconto del carabiniere fa riprendere le indagini e questa volta non sono i suoi colleghi di Arce a condurle bensì i Ris. Anzi è su di loro che si concentrano i sospetti. Il comandante maresciallo Franco Mottola ha un figlio, Marco, amico di Serena, che poco prima della morte della ragazza si era fatto delle meches bionde ma si era tagliato i capelli corti dopo il ritrovamento del corpo della ragazza.
Le indagini portano ad una nuova ricostruzione del delitto: Serena avrebbe litigato con il ragazzo, forse proprio perché voleva denunciare il giro di droga tra i giovani del paese, avrebbe dimenticato i libri nella sua auto e sarebbe andata nell’appartamento in caserma per recuperarli. Qui un nuovo violento litigio, la ragazza sbatte la testa contro una porta (poi sequestrata) ma non muore. Viene lasciata agonizzante, poi legata dal padre del ragazzo e lasciata soffocare con il sacchetto legato al collo. A processo finiscono il maresciallo, il figlio Marco, la madre del ragazzo ed anche due carabinieri che, insieme al loro comandante, avrebbero messo in piedi una serie di depistaggi per sviare le indagini e salvare il ragazzo. Tra questi anche il ritrovamento del telefonino, riportato casa senza un filo di impronte sopra, e con il numero 666 per far deviare le indagini verso le sette sataniche.
Nel settembre 2021 si apre il processo a carico della famiglia Mottola e dei due carabinieri che si conclude nel luglio 2022, dopo 46 udienze, con l’assoluzione di tutti gli imputati. A febbraio 2023 le motivazioni della sentenza, a marzo la presentazione del ricorso in appello. Il nuovo processo è stato fissato per il prossimo 26 ottobre. Nel frattempo il padre di Serena è morto senza sapere chi ha ucciso sua figlia.