Allora qualcuno ci crede. Quella torre in mezzo alla campagna senese non merita di essere abbattuta.
La torre dell’ex Idit mi ha sempre affascinato. Quando ero piccola la vedevo come il grattacielo di Siena, imponente nella sua altezza, futurista nella sua struttura, con tutti i vetri che sembravano incartarla e che riflettevano il sole. Poi l’ho vista, con gli occhi della fantasia, trasformata in una gemella del Centro Pompidou di Parigi, vissuta, ma soprattutto valorizzata nella sua peculiarità di monumento di archeologia industriale.
Invece il tempo l’ha trasformata in un rudere, un ecomostro come la definiscono coloro che vorrebbero veder svettare in alto solo torri medievali.
Alla torre dei pomodori ho dedicato una puntata della trasmissione L’Incompiuta, una di quelle che più mi è rimasta nel cuore.
Adesso si torna a parlare di un futuro per l’ex Idit. Il candidato sindaco Fabio Pacciani ha affermato: “Se sarò sindaco lo faremo, la trasformeremo in una risorsa”, e con l’architetto ha presentato il possibile progetto di recupero.
Posizionata lungo la via Francigena, diventerebbe un punto di riferimento per le migliaia di ciclisti e cicloamatori che ogni anno arrivano per visitare la città e i suoi territori o per partecipare a grandi eventi sportivi come l’Eroica o le Strade Bianche. Ma avrebbe anche funzione di punto di ristoro, punto informazioni e museo.
Fabio Pacciani e Stefano Neri hanno assicurato di avere anche una stima del costo, che potrebbe essere coperto da fondi regionali, governativi ed europei ma anche a da partnership con privati.
C’è già chi ha tacciato tutto ciò come una boutade elettorale. Sicuramente è più facile non provarci che il contrario, ma almeno diamo fiducia a chi un progetto, o almeno un sogno, lo ha in mente.

